Anno II -Agosto 2010
Domenica è sempre Domenica
Domenica è sempre DomenicaEra nata l'8 gennaio 1899. L'idea era stata di Luigi Albertini, direttore amministrativo del Corriere della Sera: affiancare al quotidiano un supplemento pensato come "settimanale degli italiani" che scandisse, come un calendario, le loro giornate liete, le loro tragedie, i loro fatti piccoli e grandi, i loro atti di quotidiano eroismo. Fu chiamata Domenica del Corriere, la foliazione era di dodici pagine e veniva distribuito gratuitamente agli abbonati del Corriere, oppure si poteva acquistare in edicola con 10 centesimi. La pagina di copertina, disegnata, fu commissionata a un giovane disegnatore, Achille Beltrame, allora sconosciuto, il quale ebbe il compito di raffigurare con la sua tavola il fatto più interessante della settimana. La prima delle tavole a colori con le quali Beltrame raccontò ogni settimana, per oltre quarant'anni, le vicende del suo tempo, si riferiva a una tempesta di neve nel Montenegro (1899). Il Montenegro era salito da poco agli onori della cronaca poiché Vittorio Emanuele di Savoia l'erede al trono d'Italia, si era appena sposato con Elena di Montenegro.
A differenza dei settimanali dell'epoca, la Domenica del Corriere dava ampio spazio alle fotografie e ai disegni, e questo fu uno dei motivi del suo successo.
L'unità d'Italia s'era realizzata da ventotto anni e da diciotto Roma era la capitale del nuovo regno del quale era sovrana la dinastia dei Savoia, da ventuno anni il re era Umberto I.
Nel capoluogo lombardo cominciava a formarsi una stampa, interprete degli interessi di una società in sviluppo. "Milano", ha scritto lo storico Valerio Castronovo "fra tutte le città della penisola, è l'unica che assista, dopo il 1865, alla crescita di un giornalismo capace di cogliere e di mediare, sia pur lentamente, i diversi indirizzi economico-sociali della sua borghesia come degli ambienti popolari e di svilupparli su una più ampia e dinamica piattaforma di scelte e di orientamenti politici".
Nel corso degli anni Venti e Trenta, la Domenica del Corriere divenne uno dei principali strumenti d'informazione non solo per la borghesia colta, ma anche per buona parte della popolazione italiana alfabetizzata.
Achille Beltrame scomparve nel 1945, dopo aver firmato 4.662 tavole della prima e dell'ultima pagina della Domenica del Corriere e la matita passò in mano al suo allievo e collaboratore Walter Molino che la tenne per quasi trent'anni.
Alla Domenica del Corriere collaborarono le grandi firme del Corriere, da Luigi Barzini a Indro Montanelli, il quale fu anche il primo direttore dopo la fine della guerra. Dopo Montanelli la responsabilità della testata fu assunta dal critico teatrale Eligio Possenti, che la tenne fino al 1964, coadiuvato dal direttore "ombra", lo scrittore Dino Buzzati.
Per tutti gli anni cinquanta "la Domenica", come veniva chiamata comunemente, fu in testa alle vendite dei settimanali con 950.000 copie (con un picco di 1.300.000 nel 1952-53), seguita da Oggi con 650.000
A partire dalla fine degli anni Sessanta, con la concorrenza della televisione e dei settimanali d'informazione, come l'Europeo, Panorama e l'Espresso, incominciò una crisi progressiva e inarrestabile. Negli anni Settanta e Ottanta vi furono diversi tentativi di rilancio affidati a un succedersi di direttori: Maurizio Costanzo, Paolo Mosca, Antonio Terzi, Pierluigi Magnaschi e Marcello Minerbi. Nel 1989 la RCS Media Group decise di mandare definitivamente in pensione Domenica del Corriere.
Con la chiusura del settimanale che, nel bene e nel male, aveva registrato novant'anni di vita delle famiglie italiane tramontava un modo di fare giornalismo, popolare e al tempo stesso attento a una certa dignità culturale, mai sopra alle righe, mai più attento al pettegolezzo, al gossip, come si dice oggi, che ai fatti, orientato, anche di fronte agli eventi più tragici ed efferati, a cercare un segno, seppure labile, di speranza.
Chi scrive può dire: io c'ero. Nella redazione della Domenica del Corriere ero entrato come giovane giornalista e come veterano lettore. Anche per questo sentivo il settimanale come "mio". Quando ne decisero la soppressione, ero altrove, ma l'esperienza professionale e umana accumulata negli anni trascorsi alla Domenica faceva parte della mia vita, del mio modo di concepire il giornalismo. Quando ne decisero la soppressione, ero altrove, ma provai dolore e rabbia. Si trattò di un lutto mai completamente elaborato.
Da allora sono trascorsi trent'anni nel corso dei quali è andato crescendo il desiderio di ridare vita alla Domenica del Corriere. Un desiderio che si è fatto progetto. Un progetto che è diventato realtà grazie a quell'autentica rivoluzione tecnologica che si chiama Internet. L'abbiamo voluta sottotitolare "periodico di buone notizie" andando decisamente controcorrente rispetto alla propensione oggi diffusa nel campo della comunicazione di puntare l'attenzione e di attirarla sul "peggio", quasi che il "bene" non trovi più diritto di cittadinanza nell'umana società. Non vogliamo recitare il ruolo di idioti ottimisti o buonisti, ma semplicemente vogliamo esercitare il ruolo di ricercatori e comunicatori del "bene" che ancora c'è. Il "male" lo lasciamo agli altri. La nostra Domenica, giorno che, nella tanto invocata tradizione cristiana, sarebbe destinato al riposo, alla riflessione e, perché no, alla preghiera, vuole semplicemente aprire se non una porta, almeno uno spiraglio, al sorriso e alla speranza.
Con questo intendimento chiediamo a chi ci legge di segnalarci persone, fatti o quant'altro "
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