Anno II -Agosto 2010
Vita e Destino
Il capolavoro di Vasilij Grossman
Vita e DestinoVita e Destino
di Vasilij Grossman
pagg.828, euro 34.00
traduz.Claudia Zonghetti
Collana "Biblioteca Adelphi", Adelphi Edizioni

Non capita spesso di dover presentare come "novità editoriale" un'opera scritta mezzo secolo fa. Eppure accade oggi con "Vita e destino", il capolavoro di Vasilij Grossman, un romanzo che ha, forse, come unico difetto le dimensioni, poco più di 800 pagine, un fattore che potrebbe spaventare qualche lettore ma che verrà presto dimenticato da chi si farà coinvolgere dalla moltitudine di storie e personaggi del libro.
"Vita e destino", in realtà, è stato già pubblicato una prima volta da "JacaBook" nel 1984, ma il testo di allora era incompleto e tradotto da un'edizione in francese, mentre il volume uscito alla fine del 2008 per "Adelphi" si avvale di una nuova traduzione dal russo opera di Claudia Zonghetti, per cui non è un'eresia affermare che si tratta davvero di una novità.
Un altro piccolo scoglio che chi si appresta a leggere l'opera dovrà affrontare è l'impressione che molti dei protagonisti abbiano una “vita” precedente e che certe storie manchino di un antefatto che l'Autore lascia solo intuire... E' che Grossman ha già cominciato il suo racconto in un altro romanzo, “Per una giusta causa”, prima parte di una dilogia di cui “Vita e destino” è la naturale continuazione. Purtroppo, però, “Per una giusta causa” non è mai stato tradotto in italiano.
Ciò nonostante si tratta, è bene dirlo chiaramente, di un libro straordinario: è celebre la definizione che ne diede lo scrittore e saggista francese George Stainer, secondo cui "romanzi come "Vita e destino" eclissano quasi tutti i romanzi che oggi in Occidente vengono presi sul serio". In "Vita e destino" Grossman, emulando l'impresa compiuta da Tolstoj in "Guerra e pace", mette insieme un grande affresco di un drammatico momento storico, la guerra di resistenza del popolo sovietico contro l'esercito tedesco, raccontandolo da diversi punti di vista: la guerra vista con gli occhi dei soldati sotto assedio a Stalingrado e con quelli degli sfollati lontano da Mosca, dei prigionieri nei campi di concentramento nazisti e degli internati nei lager siberiani, la tragica rassegnazione di chi, ebreo russo, finisce nelle mani della follia nazista, e l'auto-assolversi di chi prende parte attiva a quello spaventoso sterminio di massa... Tante sfaccettature della stessa realtà storica, ma con un preciso scopo narrativo: cercare di capire come e perché tragedie simili possano accadere, come può l'animo umano generare il male assoluto e, d'altra parte, anche il bene più disinteressato. Si tratta di una tematica universale, che va oltre la storia narrata, e proprio questa sua peculiarità rende attuale "Vita e destino", perchè l'animo umano è sempre lo stesso, e il bene e il male continuano ad avere le stesse radici e a provocare uguali conseguenze.
E' anche un libro sulla libertà, quella a cui anela e per cui lotta la gente comune, e quella diffamata da ideologie che se ne fanno scudo per annientare ogni forma di "diversità". E sul filo della silenziosa lotta fra il popolo e lo Stato, fra il desiderio di libertà e la repressione, si muovono i personaggi di Grossman,spesso in bilico su quel sottilissimo confine che separa la vittima dall'essere a sua volta carnefice.
Sono talmente tante le pagine che restano impresse che limitarsi a ricordarne solo qualcuna, ad esempio la tragica intensità del viaggio di Sofija Osipovna Levinton verso la camera a gas o la potenza rievocativa di quelle dedicate all'assedio di Stalingrado e alla piccola "comune" organizzata dal soldato Grekov nella casa 6/1, non renderebbe l'idea di quanti spunti di riflessione e di quanti momenti toccanti sia ricco "Vita e destino". Preferiamo quindi fermarci qui e invitarvi alla lettura di questo splendido romanzo, ma non prima di aver conosciuto meglio la storia personale e letteraria di Vasilij Grossman e la sorte che è toccata alla sua opera: vicissitudini che meriterebbero, si è detto, un romanzo a sé stante. Vale quindi la pena di tracciare un breve ritratto di uno dei più grandi scrittori russi del XX secolo e di una parabola in cui, secondo il poeta Lipkin, "sono evidenti i tratti caratteristici della letteratura russa e - più in generale - della nostra terra".
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