Anno II -Agosto 2010
Inca
Origine e misteri delle civiltà dell’oro
IncaBrescia, Museo di Santa Giulia (4-12-09/27-6-’10)

La mostra “Inca. Origine e misteri delle civiltà dell’oro”comprende 270 opere provenienti dai maggiori musei del Perù ed offre una ricca panoramica delle culture precolombiane fiorite in Perù dal 1500 a.Cr. fino all’arrivo degli Spagnoli nel 1582. (Catalogo Marsilio Editori)
Unitamente a tale esposizione segue la mostra gemella “Plus Ultra. Oltre il Barocco”, dedicata all’arte post-colombiana e che costituisce uno dei principali appuntamenti delle celebrazioni in Italia del bicentenario dell’indipendenza delle colonie americane della Spagna (1810-2010). (Catalogo Silvana editoriale)
In occasione della mostra degli Inca, nella preziosa cornice del Museo di Santa Giulia, il governo peruviano ha concesso tesori mai usciti in precedenza dai confini nazionali. Sono oggetti d’oro, argento, bronzo, rame, terracotte, sculture in pietra e in legno, che permettono di cogliere la profonda spiritualità delle antiche popolazioni dell’America meridionale localizzate nella zona di Cuzco e la loro visione del mondo terreno e spirituale. Il percorso espositivo si articola attraverso dieci sezioni che ricostruiscono l’ambiente, i miti e i riti. Inizia con la Cronologia e prosegue con Le tecniche di trasformazione del metallo, La Cosmovisione, Le Linee di Nasca, I Costumi, Le Libagioni, La Musica, La Guerra, La Morte, I Preziosi.
Filo conduttore della mostra è il metallo - oro, argento, rame - considerato tramite tra il mondo soprannaturale e il mondo terreno. Manufatti di grande bellezza realizzati in oro e argento, mescolati a pietre preziose e semipreziose policrome, a tessuti dai più diversi motivi e colori sottintendono codici che rimandano ai quattro elementi, l’aria, l’acqua, il fuoco e la terra. L’oro in particolare era collegato al dio Sole che dava la vita, faceva germogliare e crescere i semi, e , in unione con la Luna, sua sposa, simboleggiata nell’argento, regolava i cicli del calendario agricolo. Il rame, dal colore rosso come il sangue dei vinti, era usato nelle leghe d’oro e d’argento non solo per l’apporto che vi dava in durezza, ma in particolare per l’infinita varietà di colori che poteva offrire a seconda della percentuale aggiunta.
Per queste antiche società la brillantezza della luce o il fulgore emanati dai vari oggetti, manufatti metallici, tessuti, piume, pietre, conchiglie, erano elementi che mettevano in relazione gli individui con il mondo soprannaturale e le forze cosmiche, ed erano ricchi di significati simbolici. L’oro con i suoi riflessi resi accecanti dai raggi del sole, era legato al potere sovrannaturale degli sciamani a cui veniva attribuita la capacità di poter comunicare con le divinità e gli spiriti degli antenati, e alla figura semidivina del sovrano che indossava vestiti interamente ricoperti d’oro. Molti di questi abiti sono presenti in mostra, unitamente a coltelli sacrificali, diademi, bicchieri cerimoniali lavorati a sbalzo, strumenti musicali, utilizzati nei rituali per garantire l’equilibrio del cosmo e la crescita dei raccolti. Numerosi sono anche gli ornamenti in oro, corone, orecchini, narigueras (ornamenti nasali), collane, guanti, pettorali dalle raffinatissime incisioni di animali e divinità. Tra i reperti relativi al corredo funerario, ci sono maschere in oro, sculture in terracotta e legno, che accompagnavano i morti nel loro viaggio nell’inframondo, ed anche, concessa in prestito in via del tutto eccezionale, una mummia, databile nel periodo dal 1100 al 1450 d.C. E’ il corpo di un individuo di sesso maschile, di circa 35-45 anni, in posizione seduta, con le gambe flesse verso il corpo e le braccia ripiegate verso le spalle.
L’oro veniva invece scarsamente usato, nelle antiche culture andine, in relazione alle strategie militari. Erano preferiti altri materiali quali tessuti, legni duri e pietra per le armi da offesa - clave, mazze, frecce – e tessuti di cotone imbottito, solo in rari casi con inserimenti di metallo, per quelle da difesa - scudi, caschi, pettorali.
Con la conclusione del percorso espositivo degli Inca, prende inizio quello relativo al mondo post-colombiano legato alla conquista spagnola, ed inizia con le stele dell’artista contemporanea colombiana Olga de Amaral (Bogotà 1932), una dozzina di pannelli dorati, formati da fili intrecciati che alludono alla scomparsa del mondo precolombiano.
La mostra “Plus Ultra. Oltre il Barocco” presenta per la prima volta in Italia 90 tra i maggiori capolavori del Barocco latino-americano: sculture lignee e in avorio, quadri incorniciati da sontuose cornici d’argento, paraventi settecenteschi raffiguranti Città del Messico, scene di guerra ed episodi della conquista. Le opere provenienti dal Messico, dal Guatemala, dalla Colombia, dalla Spagna mostrano l’originalità e il livello artistico raggiunto dall’arte religiosa dell’America coloniale, ove i richiami del barocco europeo si fondono con gli influssi autoctoni.
Orari visite: Da lunedì a giovedì dalle ore 9 alle 19. Venerdì, sabato e domenica dalle ore 9 alle 20. Chiuso 24,25,31 dicembre 2009. Aperto
I° gennaio 2010 ore 13-20; 5 aprile 2010, ore 9 – 20
Ingressi per le 2 mostre: intero, euro 12; ridotto, euro 9
Per informazioni e prenotazioni: Numero Verde 800.775083

Giovanna Turchi Vismara
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